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mercoledì 29 agosto 2012

Regolamentazione della prostituzione: Italia lontana dall’Europa


Prostituirsi in Italia, così come nel resto d’Europa, non costituisce reato. Ciò che viene punito dall’ordinamento giuridico sono schiavitù, sfruttamento e prostituzione minorile. Al di là dell’aspetto prettamente penale, l’assenza di una regolamentazione giuridica del fenomeno comporta delle gravi conseguenze, quali il venir meno di specifiche garanzie igienico-sanitarie a tutela di clienti e prostitute, assenza di diritti previdenziali ed assistenziali a favore di queste ultime, problemi di ordine pubblico, per non parlare dell’indecoroso spettacolo che va in scena ogni giorno e notte su molte strade italiane ed infine il mancato gettito fiscale rispetto ai ricavi che oggi finiscono per intero nelle tasche delle organizzazioni criminali. Paradossale poi il fatto che, malgrado la legge penale italiana preveda il reato di sfruttamento della prostituzione, il legislatore non voglia creare le condizioni che lo eliminerebbero, come per esempio la riapertura delle “case chiuse”.  Mentre la politica italiana, influenzata e condizionata dalle  gerarchie vaticane, ha sempre affrontato la questione con un approccio dogmatico, la maggioranza dei paesi europei ha risolto da tempo il problema mediante una legislazione molto più realistica e pragmatica. Olanda, Germania, Austria, Svizzera, Ungheria, hanno da tempo deciso di combattere la violenza e lo sfruttamento regolamentando la professione ed il mercato stesso della prostituzione. Regolamentare significa riconoscere dei diritti, imporre delle tasse e dei limiti all’esercizio della professione, come avviene per tutte le altre attività professionali. Non vi è alcun dubbio che, dal punto di vista della lotta al crimine, regolamentare la prostituzione significa togliere il terreno sotto i piedi delle organizzazioni criminali che ora la controllano. Persino nella tanto vituperata Grecia dal 1999 la prostituzione è regolamentata (ammessa solo quella esercitata in luoghi chiusi) e le prostitute costrette a registrarsi a scopo sanitario e soggette al pagamento delle imposte. In Olanda è ammessa in luoghi chiusi, mentre in Germania è possibile esercitare sia come lavoratori autonomi che come dipendenti, essendo il tutto regolamentato da norme rigide, ad evitare fenomeni di sfruttamento. Il dogmatismo italiano non riesce ad affrontare e risolvere il problema e le sue tristi conseguenze, ma il mondo politico nostrano, nella sua ipocrita difesa della morale cattolica più oltranzista, riesce benissimo ad ignorare i buoni risultati degli altri paesi partners in quell’Europa che ci guarda sempre più da lontano.

martedì 8 maggio 2012

Amministrative: Napolitano nega il boom del Movimento 5 Stelle, ma per i partiti è uno tzunami


Le elezioni amministrative si sono rivelate un vero e proprio tzunami per i partiti. Alcuni sono stati letteralmente travolti e dati per dispersi (Lega, PdL), altri sono rimasti a galla, ma pesantemente ridimensionati (PD e UDC). Il Movimento 5 Stelle è esploso come una bomba atomica e la sua onda d'urto ha spazzato via gli equilibri politici che governavano il paese da quasi un ventennio e che lo hanno trascinato vicino al baratro della peggior crisi economica dal dopo guerra. I politici appaiono oggi frastornati; hanno ricevuto un sonoro schiaffone, ma non hanno ancora ben capito chi glielo ha rifilato e come ciò sia potuto accadere. La crisi e le nuove tecnologie (la rete, i social network) hanno cambiato improvvisamente le regole del gioco e quasi tutti i politici sono fortemente disorientati, perchè incalzati su un campo di battaglia sul quale non sono abituati a combattere. Se si pensa che fino a  5 mesi fa Lega e PdL erano al governo e che Berlusconi era di fatto il monarca assoluto del paese, sembra veramanete passata un' era geologica. Il boom c'è stato eccome. Eppure stupisce, ma in fondo non troppo, che proprio il Capo dello Stato Napolitano provi a negarlo. Il Movimento 5 Stelle viene percepito con fastidio come un intruso nel gioco della politica  persino dal massimo garante costituzionale della democrazia. Non basta avere un programma, dei candidati incensurati e presentare una lista a delle elezioni democratiche, non basta raccogliere consensi e voti per essere considerati dal Presidente Napolitano degni di attenzione. Non basta questo a liberare il Movimento 5 Stelle dalle accuse di voler fare antipolitica. come se invece i partiti, tra ruberie e bunga-bunga avessero regalato al paese politiche di alto profilo. L'antipolitica l'hanno fatta piuttosto i partiti, che hanno ridotto sempre più gli spazi di partecipazione alla vita politica dei cittadini, arrivando a minare nel profondo la democrazia nel nostro paese. Chi per costituzione ha il dovere di rappresentare tutti i cittadini italiani, dovrebbe curarsi meno degli interessi dei partiti ed ascoltare di più la sete di cambiamento di larga parte del paese.

martedì 17 aprile 2012

Beppe Grillo a Cesano Maderno




Il camper con cui Beppe Grillo sta attraversando il paese, per sostenere le liste del Movimento 5 Stelle, impegnato nella campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative, ha fatto stasera tappa a Cesano Maderno, nel cuore di quella Brianza che fu uno dei motori principali dell'economia nazionale e che oggi appare ferita dalla crisi economica, ma ancor più dalle infiltrazioni mafiose nella gestione della cosa pubblica. E' una folla composita quella che accoglie il comico genovese, fatta di tanti giovani, ma anche di molti adulti e qualche pensionato. Parla per quasi un' ora Grillo, nel comizio che introduce la presentazione dei giovani in lista. Anche ai più scettici alla fine riesce a strappare un "in fondo ha ragione". Ma sono soprattutto gli applausi entusiastici di tante persone, che evidenziano quanto Grillo sia riuscito a conquistare la fiducia di moltissimi. E' lo stesso comico a sottolineare come gli attacchi che in questi giorni riceve da molti esponenti politici di primo piano (Bersani, Vendola ecc.), siano sintomi della paura che sta attraversando il mondo politico, alla luce degli ultimi sondaggi che danno il Movimento 5 Stelle oltre il 7%. Ma chi lo ascolta capisce che Grillo è l'antitesi di quell'antipolitica con cui politici e giornali cercano di liquidarlo. C'è un programma preciso, basta andare a leggerlo sul suo blog e ci sono le persone pronte ad impegnarsi gratuitamente a partire dalle realtà comunali. Ma soprattutto ancora una volta c'è Grillo. Fa effetto vederlo parlare con tutti sopra e giù dal palco, senza alcuna paura e protezione, con una pazienza ed una disponibilità che è rara vedere nei politici. Ascolta lo sfogo di un signore in difficoltà economiche, discute con chi gli muove qualche critica, risponde alle domande di giornalisti e gente comune che gli chiede un'opinione sui provvedimenti del governo o sulla crisi economica. La chiusura del suo comizio è quanto più distante dall'antipolitica ci possa essere: "non dateci il vostro voto, se non siete disposti a rischiare qualcosa e a mettervi in gioco, se preferite continuare a fare i guardoni della politica". Bersani e Vendola dovrebbero prendere appunti.




giovedì 12 aprile 2012

La vergogna dei rimborsi elettorali


Mentre gli italiani lottano ogni giorno contro la più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi, dopo i casi Lusi e Lega, riemerge in tutta la sua vergognosa grandezza il problema dei rimborsi elettorali, con i quali i nostri odiati politici riempiono le loro tasche, veri e propri buchi neri nei quali scompaiono fiumi di denaro pubblico. Con i rimborsi elettorali dell'anno 2008, per esempio, i partiti hanno intascato 503 milioni di euro a fronte di 136 milioni di euro di spese elettorali dichiarate. Come siano stati utilizzati i milioni di euro rimanenti, ovvero quasi 400 milioni di euro, non è dato a sapersi, considerata l'inesistenza di norme precise e vincolanti in tema di presentazione dei bilanci. E il governo Monti, che fonda la sua legittimazione sul solo voto favorevole dei partiti rappresentati in Parlamento, non sembra avere la forza in grado di risolvere la vergognosa questione. Il principio di equità enunciato da Monti all'inizio del suo mandato, si è trasformato ogni giorno sempre più in  un bel proposito ad uso e consumo dei pochi che ancora credono nella capacità di questo sistema politico di dare risposte utili al paese.

martedì 3 aprile 2012

Le Caste in corsia preferenziale, i sudditi in coda


Non c'è ambito della vita sociale in cui  la Casta dei politici non si sia premurata di creare dei benefici a  proprio vantaggio. Non potevano fare eccezione i pass per poter usufruire delle corsie preferenziali, quelle per intenderci utilizzate dai taxi e dai mezzi pubblici, che a Milano sono stati distribuiti a politici di ogni fazione politica e di ogni rango. Si va dai parlamentari ai consiglieri regionali, passando per i consiglieri provinciali e quelli comunali. La Casta che viaggia in corsia preferenziale sembra una metafora molto azzeccata di come vanno le cose in questo paese a due velocità. Ma quella dei politici non è la sola Casta ad usufruire del privilegio. Numerose sono infatti le società o gli enti privati ai quali sono stati attribuiti gli ambiti pass e molti i giornalisti. Tra questi ultimi l'inviato di Striscia la Notizia Valerio Staffelli, che questa volta, per dignità, dovrebbe provvedere a consegnare a se stesso un Tapiro d'Oro. La lettura della lista dei privilegiati, pubblicata oggi da la Repubblica, racconta molto di quell'intreccio di interessi e complicità che pervade il sottobosco del paese. Ma attenzione, per quanto interessante, costituisce un esercizio in grado di procurare quanto meno un' ulcera allo stomaco.
Ecco il link:http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/03/29/news/tabella-32425731/?ref=NRCT-32430662-3

mercoledì 28 marzo 2012

Le caramelle avvelenate della Fornero


L'unico risultato certo che produrrà la riforma del lavoro ed in particolare dell'art.18, sarà quella di indebolire ulteriormente i diritti dei lavoratori. Saremo tutti più deboli, maggiormente ricattabili e senza prospettive certe sulle quali costruire un futuro per noi e le nostre famiglie. E' abbastanza evidente che i licenziamenti discriminatori, per i quali la riforma manterrà la possibilità di un reintegro, verranno mascherati facilmente in licenziamenti di tipo economico per i quali è previsto solo un risarcimento. Basterà giustificare i tagli con l'introduzione di un nuovo macchinario o con l'esternalizzazione di una funzione o, più semplicemente, utilizzare la scusa della crisi economica generale. Le aziende finiranno per comperare il licenziamento dei propri dipendenti. Quelle che avranno la liquidità necessaria potranno mettere in budget una somma da destinare ai tagli senza troppe preoccupazioni. Ci siamo liberati di Berlusconi, per scoprire che i tecnici nutrono lo stesso disprezzo per quei lavoratori dipendenti, il cui stipendio è letteralmente depredato per foraggiare la macchina mangia-soldi dello Stato. Il drammatico caso degli "esondati" poi è veramente emblematico dell'arroganza di chi ci governa. Sono 350.000 i lavoratori che, per effetto della riforma delle pensioni della Ministra Fornero, che ha introdotto il "superscalone", si trovano senza stipendio e senza pensione. Sono quelli che sono stati incentivati a licenziarsi con buonuscite commisurate agli anni mancanti alla pensione o per effetto di accordi con aziende in ristrutturazione, proprio perchè ormai prossimi al traguardo della pensione, per vedersi poi spostare improvvisamente la linea di arrivo di 5 o 6 anni. Questi sventurati hanno preso una decisione contando su regole successivamente stravolte. Tutto quello che ha saputo dire la Fornero è che non l'hanno chiamata a "distribuire caramelle". Fornero, la ministra che "chiagne e fotte".

venerdì 16 marzo 2012

Benzina sul fuoco della crisi


A breve la benzina raggiungerà i due euro al litro. A questo livello il costo del carburante brucerà letteralmente il  reddito medio delle famiglie italiane. L'aumento del prezzo del carburante non solo infatti è un costo al quale difficilmente ci si può sottrarre, ma va anche ad incidere sull'aumento della quasi totalità dei beni di consumo, in particolar modo quelli di prima necessità come gli alimenti, con evidenti effetti sull'inflazione. La forbice tra prezzi e redditi si allarga sempre di più, nell'indifferenza generale del governo e della politica. Eppure le tasse pesano per circa il 60% sul prezzo di un litro di carburante. Il governo sta usando l'aumento della benzina per sanare il debito pubblico. Certo non è una novità, ma in un contesto di crisi generale, con le famiglie italiane già provate dalla progressiva diminuzione del loro potere d'acquisto, appare questo un sacrificio difficilmente sostenibile. Il superamento dei 2 euro al litro determinerà anche il superamento di una soglia psicologica, che metterà a dura prova i nervi dei cittadini.

mercoledì 7 marzo 2012

La strana idea di democrazia del Presidente Napolitano

                                                                                       
A prescindere da un giudizio di merito circa l'utilità della realizzazione della TAV Torino-Lione, la decisione di Napolitano di non incontrare i sindaci della Valsusa contrari all'opera, appare come l'ennesimo schiaffo che le istituzioni dello stato infliggono ad un'idea di democrazia partecipata ed attiva da parte dei cittadini, che con tutta evidenza infastidisce il potere politico espresso dai partiti e le lobby economiche e finanziarie. Se anche il Presidente della Repubblica rinuncia al suo ruolo di arbitro sopra le parti, di conciliatore e mediatore, se decide di ignorare le istanze di rappresentanti dei cittadini democraticamente eletti (non certo di pericolosi criminali), ebbene se così accade significa che la nostra è una democrazia di forma e non di sostanza, che si esaurisce e consuma nelle elezioni politiche o amministrative, ma dove però poi gli eletti conquistano l'arrogante pretesa di non dover rendere conto più a nessuno delle loro scelte e del loro operato. E' questa un idea di democrazia subita dai cittadini, più che vissuta attivamente, una democrazia che assomiglia sempre più ad un oligarchia autoreferenziale ed intollerante a qualunque forma di dissenso.

lunedì 20 febbraio 2012

Etica tedesca, faccia tosta italiana


Le dimissioni del presidente tedesco Christian Wulff, per aver usufruito di un finanziamento a tasso agevolato elargitogli da un imprenditore amico ed aver goduto di qualche giorno di vacanza pagata da altri, costituiscono il vero differenziale che distingue la Germania dall'Italia. Altro che spread! Le parole poi con le quali Angela Merkel ha di fatto liquidato la presidenza di Wulff, se confrontate con quelle dei politici italiani, sembrano segnali di altre forme di vita provenienti da qualche pianeta sconosciuto della galassia: "Rispetto la sua convinzione di essersi sempre comportato bene, ma non poteva più servire il popolo. E' una forza del nostro stato di diritto trattare tutti allo stesso modo, indipendentemente dalla posizione". Tornano subito alla memoria le giustificazioni più incredibili con le quali i nostri politici, colti con le mani nella marmellata, si cimentano in uno dei loro passatempi preferiti: l'arrampicata sui vetri. Case e vacanze pagate da altri a loro insaputa, assunzioni nella pubblica amministrazione di parenti ed amici, ovviamente senza le competenze richieste per quel ruolo, frequentazioni malavitose (naturalmente sempre a loro insaputa), per arrivare al capolavoro assoluto di un'intera maggioranza che crede plausibile che il proprio Presidente del Consiglio possa aver scambiato una prostituta minorenne marocchina per la nipote dell'ex presidente egiziano Mubarak. Ma la cosa ancor più incredibile è che molti giornali italiani, colti da improvviso fervore di rivalsa patriottica, abbiano gioito della possibilità di schernire per una volta gli odiati politici tedeschi e di poter così riabilitare un poco i loro sodali politici italiani al grido "tutto il modo è paese". Il messaggio è chiaro: i politici sono tutti uguali. In ogni paese i politici rubano qua e là, pertanto, cari italiani, non lamentatevi troppo di chi vi rappresenta. Poco importa se le dimissioni di Wulff e le parole inequivocabili della Merkel dimostrano l'esatto contrario, ovvero che la democrazia tedesca è molto più matura e pulita di quella italiana, perchè lì chi sbaglia va a casa veramente ed è la stessa classe politica che è in grado di fare pulizia al suo interno, prima ancora che intervenga la magistratura. Il vero handicap dell'Italia, che allontana gli investimenti stranieri, non è l'art.18, come ridicolmente sostenuto da molti, ma una classe politica corrotta che nessuno è in grado di disarcionare dal timone del paese.

giovedì 16 febbraio 2012

Mercanti sul tempio, il maxi-poster sulla chiesa di San Babila a Milano


In questi giorni, sulla facciata della chiesa di San Babila nel centro di Milano, a copertura del cantiere per i lavori di restauro,  fa bella mostra di sé un maxi-poster pubblicitario di un noto stilista con immortalate quattro modelle. Lungi dal volerne fare un discorso moralista, considerato oltretutto che le figure femminili sono più vestite di quanto in genere non accada in questi casi, sono due gli aspetti che colpiscono in questa vicenda. Il primo è l'invadenza con la quale il mercato si è insinuato all'interno della nostra società, al punto da riuscire ad occupare tanto la dimensione temporale della nostra vita, quanto quella spaziale. Un sistema fondato sul consumo fine a se stesso e non più correlato necessariamente ai bisogni, tende a cannibalizzare il nostro tempo e gli spazi dove viviamo. La libertà di vivere il proprio tempo e il proprio spazio possono infatti generare una consapevolezza di sé e dei propri reali bisogni, tale da trasformare un consumatore in un individuo. Lo stordimento pubblicitario mira proprio a confonderci, a farci credere indispensabili per la nostra esistenza cose che non lo sono. In quest'ottica una chiesa, un monumento diventano spazi come tanti altri, da poter occupare e sfruttare, un altro cerchio che viene chiuso attorno a noi e alla nostra capacità di elaborare un modello di vita diverso. L'altro aspetto che impressiona è la passività con la quale accettiamo questo meccanismo pervasivo, la naturalezza con la quale si può ricoprire di pubblicità un luogo di culto, un monumento storico, un'opera d'arte, una strada senza che nessuno protesti o si indigni. Per il mercato tutto ha un prezzo, ma ci sono cose che dovrebbero avere un valore troppo grande per noi, per accettare che ci siano comprate.

lunedì 13 febbraio 2012

Giovanardi ha un fratello gemello, al peggio non c'è mai fine


La recente scoperta dell'esistenza di un un fratello gemello del ex-sottosegretario Carlo Giovanardi, ha gettato nel panico milioni di italiani. A Madre Natura non deve essere sembrato sufficiente vendicarsi del genere umano, sempre così irrispettoso nei suoi confronti, regalandogli un solo Giovanardi, ma ha deciso di punirlo, aggiungendoci anche un clone. Si chiama Daniele Giovanardi, di professione medico e del tutto identico al più celebre fratello in quanto a viso, voce e, quel che è peggio, idee. Mentre il gemello Carlo, infatti, non perde occasione per manifestare la propria omofobia, Daniele lo difende e ne chiarisce il pensiero. Curioso, tra l'altro, notare come il Giovanardi politico riesca ormai ad ottenere l'attenzione dei media, solamenete quando si lascia andare alle solite esternazioni contro gli omosessuali. Paradossalmente questi ultimi costituiscono il solo motivo di interesse mediatico che egli riesca a suscitare. Giovanardi combatte gli omosessuali, ma non esisterebbe senza di loro. Le ultime perle di saggezza dello statista modenese le ha affidate ai microfoni di Radio24. Alla domanda di cosa provasse a vedere due ragazze baciarsi in pubblico, ha risposto: "A lei dà fastidio uno che fa pipì? Se lo fa in bagno va bene, ma se uno fa la pipì per strada davanti a lei, può darle fastidio". E ancora: "Ci sono organi che sono fatti per ricevere e organi fatti per espellere". Ci sono anche organi che possono non funzionare più tanto bene, come il cervello di Giovanardi, ma c'è da capirlo, poverino: provate voi a crescere con un altro Giovanardi sempre davanti agli occhi. Certe esperienze lasciano un segno.

domenica 12 febbraio 2012

Roma 2020, un altro passo verso il baratro


Entro il 15 febbraio il Presidente del Consiglio Monti dovrà prendere una decisione in merito alla candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi 2020. Le pressioni dal mondo economico, politico e sportivo, affinchè il premier sciolga le proprie riserve, si sono fatte negli ultimi giorni molto forti, ma sono altrettanto forti gli interrogativi ed i dubbi per una scelta che può avere conseguenze economiche devastanti per i prossimi anni. Alcuni dati oggettivi destano non poche preoccupazioni. I mondiali di calcio di Italia '90 costarono l'84% in più del budget iniziale, a causa del lievitare incontrollato dei costi per l'ammodernamento degli stadi. Due anni dopo scoppiò lo scandalo di Tangentopoli. I giochi di Atene 2004 sarebbero dovuti costare 4,5 miliardi di euro. Ne costarono 13, spingendo il rapporto deficit-Pil della Grecia al 6,1%, il doppio di quanto previsto dal Trattato di Maastricht. Il governo greco, per riportarsi all'interno dei parametri europei, cominciò a truccare il bilancio statale per nascondere l'enorme debito accumulato ed entrò in quella spirale perversa che ha condotto il paese al default. Anche il governo cinese si è indebitato pesantemente con le banche, per sostenere i costi sempre crescenti della macchina olimpica, costi però che, sull'economia cinese in forte crescita, hanno avuto effetti negativi minori. Per le Olimpiadi Invernali di Torino 2006 si sforò di "soli" 40 milioni di euro, mentre i Mondiali di Nuoto di Roma 2009 furono un disastro con costi gonfiati, inchieste giudiziarie e gestione fallimentare. Il costo di Londra 2012 è triplicato in otto anni e, considerata la crisi economica mondiale, vedrà comunque un forte calo di partecipazione rispetto alle precedenti edizioni, con pesanti ripercussioni  economiche per il bilancio pubblico. Le Olimpiadi, in sostanza, possono diventare un'importante vetrina internazionale per le economie forti ed emergenti, come furono i giochi di Roma '60 per l'Italia del boom economico o come sono stati gli ultimi giochi per la Cina, diventata prima potenza economica mondiale. Ma costituiscono un pessimo affare per i paesi in crisi economica e con istituzioni corrotte e politicamente decadenti. Il grosso rischio, dunque, è che i giochi di Roma 2020 possano diventare l'ennesimo pretesto per gonfiare di soldi pubblici le tasche dei soliti noti. Del resto la lettura dei nomi dei membri del Comitato Olimpico Promotore ha il potere di trasformare questo rischio in presagio: presidente onorario Gianni Letta, presidente Mario Pescante, vicepresidenti Gianni Alemanno e Gianni Petrucci, coordinatore Franco Carraro, comitato d'onore (tra gli altri) Azzurra Caltagirone, Luca Cordero di Montezemolo, Aurelio De Laurentiis, John Elkann, Diego Della Valle, Emma Marcegalia, ambaciatori (tra gli altri) Antonio Matarrese. C'è da trattenere il fiato e sperare che a Monti le prossime notti portino consiglio. 

mercoledì 8 febbraio 2012

Alemanno e l'emergenza neve: l'importante è apparire




Dopo la disastrosa gestione dell'emergenza neve ed il vergognoso scaricabarile in diretta TV con il Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, il sindaco di Roma Alemanno sembra animato dalla sola preoccupazione di non rovinare la propria immagine in vista delle elezioni comunali dell'anno prossimo. Ha pensato così bene di farsi immortalare dalle telecamere, mentre spala la neve per le vie della Capitale. In fondo questa è la rappresentazione perfetta dei politici italiani, totalmente incapaci di affrontare i problemi reali dei cittadini che amministrano ed impegnati a tempo pieno a soddisfare il loro egocentrismo, pavoneggiandosi davanti alle telecamere. Il sindaco che brandisce la pala e ripulisce le strade della Capitale, richiama certe immagini del ventennio fascista, con il Duce che miete il grano vigorosamente a torso nudo accanto ai contadini. Del resto quelle sono le radici culturali di Alemanno. Immagini che appaiono però come un insulto alla logica e all'intelligenza umana, considerato,  ovviamente, che il posto del sindaco durante emergenze di questo tipo è alla cabina di regia a coordinare gli interventi e non davanti ad una telecamera ad inscenare il proprio reality show personale. Ma questa è la malattia principale di cui soffrono i  nostri politici e che, come un'infezione virale, sembra aver contagiato anche alcuni ministri di quel governo tecnico che si sperava parlasse poco e facesse molto e bene. Le battute da bar di Martone, Fornero e Cancellieri di questi giorni lasciano poca speranza agli italiani che vivono dietro le telecamere.

lunedì 6 febbraio 2012

La Lega espelle il sindaco che difendeva la legalità


Aveva criticato la linea del suo partito con una lettera amara pubblicata dal Corriere lo scorso 29 settembre, in occasione del voto con cui il Carroccio aveva contribuito a salvare dall'arresto il deputato PdL Marco  Milanese e confermato la fiducia all'ex Ministro Romano, indagato per concorso in associazione mafiosa. A distanza di qualche mese Giancarlo Porta, sindaco leghista di Macherio (provincia di Monza e Brianza) è stato ufficialmente espulso dal consiglio nazionale della Lega Nord. " Espulso dalla Lega Nord solo per aver detto la verità. Non deve passare la lega degli arrivisti e dei disonesti e non passerà. Io, a differenza di altri, continuerò a guardarmi allo specchio e non mi vergognerò". Così ribatte Porta alla decisione dei vertici del suo ormai ex partito. La Lega Nord si conferma dunque un partito fortemente verticistico ed assolutamente intollerante nei confronti di chi esprime dissenso rispetto alla linea ufficiale. Sempre più monarchia assoluta e sempre meno movimento territoriale, alla faccia di quella base che, dopo aver seguito per anni Umberto Bossi con cieca fiducia, si ritrova spesso a dover ingoiare bocconi amari. La Lega legalitaria, se mai è esistita, oggi certifica ufficialmente la propria fine.

giovedì 2 febbraio 2012

La monotonia del posto fisso non vale per i politici


Sentire Monti filosofeggiare sulla "monotonia del posto fisso" equivale ad un pugno in faccia per i troppi giovani italiani precari o disoccupati, per i quali il posto fisso è un miraggio irraggiungibile. Da un punto di vista umano e tecnico, infatti, Monti dimostra di non conoscere la realtà del mondo del lavoro in Italia e quali sofferenze provoca quella "flessibilità" con la quale si riempiono la bocca i nostri politici e gli imprenditori. Avere un lavoro precario oggi in  Italia significa non essere in grado di fare progetti a medio-lungo termine per la propria vita, significa non avere la possibilità di accendere un mutuo per comprarsi una casa, non poter programmare una maternità, non avere prospettive pensionistiche. Dipendenti assunti con partita Iva, contratti a progetto che di progettuale non hanno nulla, mille trucchi che le aziende utilizzano per avere lavoratori a basso costo e di cui liberarsi nel momento in cui non servono più. Da più di dieci anni viviamo nel paese con il mercato del lavoro più flessibile e caotico, dove si utilizza ogni stratagemma possibile per sfruttare il lavoro dei giovani, senza riconoscere loro alcun diritto, ebbene tutto ciò a cosa a portato? Non è forse anche questa una delle cause della crisi economica di questi ultimi anni? Precarietà significa infatti anche meno consumi, dunque meno produzione. Finora le aziende hanno risolto il problema delocalizzando la produzioni nei paesi poveri, compensando la contrazione della domanda con la diminuzione dei costi. Ma quanto potrà durare tutto questo? Abbiamo già visto nelle scorse settimane le prime proteste in Cina di lavoratori che cominciano a reclamare i propri diritti. Ci vorrebbe più serietà nell'affrontare l'argomento di quanta dimostrata da Monti o dalla sua ministra Fornero e più senso di responsabilità anche da parte degli imprenditori. Ci vorrebbe quella serietà di chi vive le problematiche del lavoro sulla propria pelle e non da una comoda poltrona di privilegiato. Lo sanno bene i nostri parlamentari che, infatti, non hanno alcun intenzione di cancellare la vergognosa legge elettorale che loro stessi chiamano porcellum e che garantisce a loro il posto fisso in parlamento.

domenica 29 gennaio 2012

La crociera dei famosi


Il 31 gennaio scadrà il termine per pagare il canone Rai. In questo lungo periodo di crisi economica, con i prezzi di beni primari come benzina e alimenti lievitati fino a raggiungere livelli mai visti prima, i 112 euro del canone costituiscono un enorme sacrificio per le famiglie italiane. Pare che il canone sia la tassa più evasa in assoluto. Sbagliato certo, ma considerata l'offerta del cosiddetto "servizio pubblico", qualche tentazione credo sia venuta a tutti. Se i nostri soldi servissero a finanziare un'informazione autorevole e libera, programmi culturali o d'intrattenimento di alto livello, il sacrificio diventerebbe un po' più sostenibile. Invece con il canone continuiamo a foraggiare una Rai in balia della Casta, con un'informazione asservita ai partiti e programmi di cattivo gusto. Il premio per quest'ultima categoria lo vincerà per l'ennesimo anno L'Isola dei Famosi. Il televisore dell'abbonato Rai, deciso a far valere il prezzo pagato, verrà invaso dai corpi sfatti di "famosi" un pò decaduti, che cuociono al sole tra litigi e discorsi sul nulla, nell'estremo tentativo di accendere, con un'ultima, disperata fiammata, la loro stella ormai al tramonto. Al povero abbonato, indignato al cospetto di tanto orrore, verrà allora forse in mente che, anziché l'isola, si sarebbero potuti inventare la "Crociera dei famosi". Al comando della nave Schettino, direzione uno scoglio molto lontano, là in mezzo all'oceano, magari in un tratto di mare infestato dagli squali.

giovedì 26 gennaio 2012

Formigoni scarica Nicole Minetti


Dopo anni passati a dribblare abilmente le domande insidiose relative all'opportunità della candidatura di Nicole Minetti nel suo listino bloccato, finalmente in un'intervista rilasciata a Panorama, Formigoni sembra scaricare la consigliera regionale, rinviata a giudizio insieme ad Emilio Fede e Lele Mora per il reato di prostituzione minorile. La versione dei fatti, così come raccontati dal Presidente della Lombardia, appare però francamente poco elegante ed alquanto risibile. Formigoni chiama infatti in causa il sodale ed amico Don Verzè, recentemente scomparso, il quale avrebbe garantito sulla serietà del ex-showgirl, all'epoca igenista dentale presso il San Raffaele. Ma sono le testuali parole pronunciate da Formigoni a suscitare qualche sorriso: " All'epoca delle regionali - afferma Formigoni - Minetti era solo una ragazza di Rimini arrivata a Milano per studiare, che aveva  fatto la ballerina a Colorado Cafè per mantenersi all'università e poi era diventata igenista dentale all'ospedale San Raffaele. Chiesi informazioni al fondatore, don Luigi Maria Verzè che me la descrisse come seria ed impegnata. Non trovai motivi specifici per oppormi alla richiesta"  Dunque Formigoni trovò del tutto normale che un' ex-ballerina televisiva ed igenista dentale potesse essere candidata al consiglio regionale con stipendio netto di circa 12mila euro al mese, solo perchè giudicata seria da Don Verzè. Certo un'interpretazione del principio della meritocrazia a dir poco singolare. Ponzoni, Cristiani, Minetti, tutti entrati in regione con Formigoni e finiti in carcere od in tribunale per accuse infamanti. Facile dire che "con il senno di poi non si sarebbero dovuti neanche candidare". Forse sarebbe bene che Formigoni riveda i suoi metodi di reclutamento dei candidati e, soprattutto, che cominci ad assumersi le sue responsabilità.

domenica 22 gennaio 2012

Ponzoni, Berlusconi e l'affare Milano 4


Nell'ordinanza del tribunale di Monza, che ha portato all'arresto per corruzione dell'ex assessore lombardo Massimo Ponzoni (PdL), viene citato il progetto noto come "Milano 4". La società immobiliare Idra, per conto di Berlusconi, ambiva infatti a realizzare sulle aree verdi davanti a Villa San Martino, residenza del ex premier, una casa di riposo, mini appartamenti ed altre costruzioni, per un totale di circa 150 mila metri cubi. Le aree interessate al progetto rientrano sotto la tutela del Consorzio regionale Parco della Valle del Lambro. Uno dei personaggi chiave della vicenda sembrerebbe essere Antonino Brambilla, allora consulente Idra, poi vicepresidente della Provincia di Monza e Brianza ed assessore all'ambiente. Dalle intercettazioni telefoniche emergerebbe l'interessamento del duo Ponzoni-Brambilla per il progetto, in coordinamento o per imput di Francesco Magnano, geometra di fiducia di Berlusconi e candidato alle elezioni regionali 2010 nel listino di Formigoni e sottosegretario del presidente della giunta regionale. Dalle carte sembrerebbe profilarsi la solita vicenda di amministratori pubblici che dagli stessi scranni dai quali dovrebbero difendere l'interesse pubblico, agiscono invece a tutela degli interessi più privati del mondo. La cementificazione della Brianza ha nomi e cognomi, non solo quelli di Ponzoni e Brambilla ovviamente, ma anche di quei tantissimi sindaci e amministratori locali che hanno venduto il loro territorio nell'ambito di affari sporchi, spesso in odore di 'ndrangheta. Sono nomi e cognomi che i cittadini, quasi sempre troppo distratti, dovrebbero cominciare a ricordare.

mercoledì 18 gennaio 2012

Vada a bordo cazzo !


Ci sono giorni cruciali nella vita di un uomo, dove emerge il proprio valore o la propria miseria, celata per anni sotto un abito adorno di arroganza e vanagloria. Ci sono giorni in cui un paese osserva con orrore la propria immagine allo specchio e, nella fatale superficialità di un connazionale e nella sua vigliaccheria riconosce i propri vizi e le proprie drammatiche debolezze. Le stesse che ci condannano tutti a vivere eternamente con l’acqua alla gola, facendo finta che vada tutto bene, fino a quando la cruda realtà prevale e allora ci si affanna per salvare se stessi, a costo di vedere altri affogare davanti a noi. Ci sono giorni in cui capisci come i grandi popoli si riconoscono dalle piccole cose, come fare la fila ordinatamente aspettando il proprio turno davanti ad uno sportello o sulle scale mobili in metropolitana. Perché quella stessa disciplina acquisita nella normale quotidianità, sarà la stessa che verrà in soccorso nei momenti drammatici. Ci sono giorni dove comprendi che gli italiani possono scegliere se essere un De Falco od uno Schettino, se fare il proprio dovere o fuggirne. In giorni come questi capisci che una via di uscita è sempre possibile. Basta voler cambiare con tutte le proprie forze.

giovedì 12 gennaio 2012

La Lega investe i soldi in Tanzania


C’è aria di bufera in casa del Carroccio, dopo l’articolo pubblicato domenica dal Secolo XIX, dal quale si apprende di alcune operazioni finanziarie che il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, fedelissimo di Umberto Bossi, avrebbe effettuato negli ultimi giorni dell’anno, utilizzando un fondo costituito dai rimborsi elettorali. A rendere di particolare interesse le attività speculative del partito padano, è la scelta dei paesi nei quali si è deciso di investire: 1,2 milioni di euro sono infatti confluiti in un fondo cipriota, 7,7 milioni di euro investiti in corone norvegesi e , fatto ancora più straordinario, 4,5 milioni utilizzati per un’ operazione in Tanzania. Il partito del “padroni a casa nostra” sembra preferire per i suoi investimenti l’Africa alla Padania. L’eurodeputato Matteo Salvini ha sottolineato come tali operazioni siano inopportune, considerato il dissesto finanziario in cui versa il giornale di partito La Padania e le difficoltà con le quali i militanti di molte sezioni leghiste sparse sul territorio affrontano le spese di gestione. Voci fondate descrivono la fazione Maroniana sul piede di guerra. Dunque, dopo il quasi fallimento della banca padana Credieuronord, la Lega torna a fare parlare di sé , per le sue inusuali operazioni finanziarie. E pensare che un tempo i leghisti preferivano la polenta al cous cous.